L'ambiente nella Teoria Classica
L'economia classica dei primi anni dell'ottocento è la prima
base di confronto per qualsiasi teoria economica. Gli economisti "classici"
credevano nel ruolo del mercato come fondamento ineliminabile della crescita
economica. Il mercato avrebbe infatti distribuito meriti ed efficienza
generando ricchezza per tutti. Una visione "ottimistica" ben
evidente negli studi di Adam Smith e di molti altri grandi economisti
del tardo settecento-primo ottocento.
Questa conclusione teorica non deve comunque trarre d'inganno, la fiducia
verso il mercato da parte dei classici si collocava solo in un contesto
di breve periodo.
Nel lungo periodo l'economia si sarebbe comunque trovata in uno "stato
stazionario" (stabile) coincidende con il livello di mera sussistenza
da parte di tutti.
La ragione di questa visione negativa era la piena consapevolezza delle
risorse naturali come entità scarse e limitate, ovvero come
un'insieme finito di elementi. La crescita economica nel lungo periodo
avrebbe raggiunto il limite dell'insieme delle risorse naturali
causando un freno alla crescita.
Il punto di vista "pessimistico" dei classi nel lungo
periodo è ben espresso negli studi di Thomas Malthus e di David
Ricardo. Malthus e Ricardo osservarono i vincoli posti dall'ambiente
in termini di limitatezza delle terre fertili coltivabili. (approfondimento
L'ambiente
nelle teorie di Malthus e di Ricardo)
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