Deposito di scorie: riaffiora l'ipotesi Scanzano?
Il ministero dello Sviluppo ha presentato un documento sull'attuale situazione delle scorie radioattive in Italia, durante l'incontro con le Regioni. Sono 90 mila metri cubi le scorie radioattive da stoccare in Italia. I rifiuti radioattivi sono in parte già stoccati sul territorio nazionale presso strutture provvisorie, circa 25 mila mq, e in gran parte derivanti dallo smaltimento degli impianti nucleari del passato, circa 65 mila mq. Secondo il governo non occorre realizzare un centro di stoccaggio tradizionale (ndr 'deposito'), bensì un centro servizi di alto livello per la formazione e i servizi ad alta tecnologia... in cui stoccare anche le scorie (ndr 'deposito' + 'ricerca'). Sorge pertanto il dubbio che, come nel 2003 per Scanzano, qualcosa bolla in pentola. Definire 'centro servizi' un deposito di scorie, non cambia la sostanza. Vediamo di capire, tra le righe dei comunicati stampa, quali sono le reali intenzioni del governo.
Scartata l'ipotesi dei depositi regionali. Sono scartati i siti esistenti e l'ipotesi di costruire 20 depositi a carattere regionale, in quanto comporterebbe la progettazione ex novo delle strutture temporanee, moltiplicando per venti (o quasi) il costo dello stoccaggio. Era probabilmente la scelta più gradita ai cittadini e più equa, ma anche una scelta costosa che la 'casta' dei politici al momento non può evidentemente permettersi.
Resta pertanto la via del deposito unico. Si, ma di che genere? Rispetto a quanto deciso negli ultimi tre anni, si torna a parlare di un deposito di tipo reversibile dove collocare in via definitiva le scorie di II categoria e, in via temporanea, quelle di III categoria. Sappiamo bene che in Italia la differenza tra temporaneo e definitivo è opinabile. La nostra storia è costellata di opere temporanee durate 50 anni. D'altronde, il documento governativo evidenzia come la scelta di un deposito unico nazionale sia adottata da tutti i paesi europei. Il che... lascia trasparire l'intenzione di stoccare le scorie di IIa e di IIIa categoria in un'unica struttura in via definitiva.
Si tornerà a parlare di Scanzano? Nessuno ha finora parlato di Scanzano, ma è una ipotesi da non scartare poiché dal comunicato viene citata l'ipotesi di un deposito di superficie o sub-superficie. Cosa si intende per sub-superficie? 20 metri, 50 metri, 300 metri o 800 metri? Inoltre ricompare l'ipotesi di un unico deposito in cui stoccare le scorie di IIa e IIIa categoria, precedentemente accantonata. E' difficile comprendere se questo voglia dire un deposito ingegneristico (di superficie, poche decine di metri in sub-superficie) o geologico (realizzato a centinaia di metri di profondità e anch'esso di sub-superficie). E se dovesse prevalere l'ipotesi del deposito geologico... sarà probabilmente Scanzano Jonico, dove sono stati già realizzati studi di progettazione. Ma se dovesse essere veramente un deposito geologico, avrebbe così senso parlare di stoccaggio temporaneo e reversibile delle scorie di IIIa categoria? Probabilmente no.
L'ipotesi del deposito geologico e la protesta del 2003. Il deposito di stoccaggio è senz'altro necessario sotto forma di struttura ingegneristica di superficie e reversibile. Se il governo Prodi opterà per la scelta geologica, ha buone probabilità di restare impantanato nei calanchi lucani, come accadde al precedente governo Berlusconi nel corso della protesta popolare del novembre 2003.
Sperando di non dover rimpiangere l'era Berlusconi anche per quanto riguarda la vicenda delle scorie radioattive.
Andrea Minini
Associazione Ecoage-NIM
20071014
Fonte: Ansa 10/10/2007
< Fonti e bibliografia >