DEMOCRAZIA ED ECOLOGIA
Perché sorgono così tante proteste negli ultimi dieci anni? Qualcosa è cambiato nella nostra società, probabilmente una diffusa consapevolezza delle conseguenze dello smog e dell'inquinamento sulla salute. E' ben noto a tutti il legame stretto tra un ambiente degradato e l'insorgere delle malattie in chi vi abita. L'emergere dei problemi ambientali come lo smog e l'effetto serra assume sempre più un forte connotato sociale. Da questo punto di vista tutti i cittadini possono definirsi ambientalisti. Purtroppo alcuni stereotipi politici descrivono ancora l'ambientalista come quel fastidioso radicale utopista che va in giro con un cappello fatto di foglie. La realtà è ben diversa.
Un tempo non c'erano proteste. Negli anni '50 il grado di scolarizzazione era più basso e le priorità della società erano ben diverse da quelle attuali. Era necessario ricostruire un tessuto industriale e dare occupazione ai lavoratori espulsi dal settore agricolo. Qualsiasi localizzazione non trovava opposizione. Le industrie erano accolte con entusiasmo per l'effetto sul lavoro. La società contemporanea deriva da quegli anni passati ma presenta priorità del tutto diverse. Col passare delle generazioni e con il benessere stesso apportato dalla crescita economica degli anni '60-'80 i cittadini hanno potuto accrescere il proprio grado di scolarizzazione diventando in grado di "identificare" benefici e i rischi di un'opera. Hanno poi conosciuto gli aspetti positivi del benessere economico ma anche il malessere dell'inquinamento, dello smog e in alcuni casi anche le conseguenze sulla salute e le malattie causate dalle sostanze inquinanti. Rispetto al passato il dialogo tra cittadini e policy maker è oggi molto più complesso.
Il muro contro muro non è più efficace. La politica della localizzazione imposta di autorità ha poche probabilità di successo. Dal punto di vista mediatico fin quando a protestare sono i soliti chiassosi no-global è facile imporre una decisione ma quando a presidiare le strade o a manifestare sono semplici e comuni cittadini diventa tutto molti più difficile. L'uso della forza peggiora la situazione, i mass media danno risalto alle vicende e scatta la solidarietà tra cittadini. E' un pò come soffiare sul fuoco. Paradossalmente,
il modo più rapido per bloccare la realizzazione di un'opera è proprio il policy maker che tenta di imporla a tutti costi evitando il dialogo.
Per uscire dall'impasse esiste soltanto una strada: lo
sviluppo sostenibile. Da almeno quindici anni se ne parla nelle università di ogni continente e recentemente viene applicato in ambito politico in molte paesi sviluppati. Forse in Italia siamo un pò in ritardo.
Cosa significa sviluppo sostenibile? Sviluppo vuol dire crescita. La sostenibilità pone semplicemente delle regole alla crescità in modo da renderla compatibile con l'ambiente e la salute di tutti. Qualsiasi opera produce vantaggi globali e svantaggi locali ed è naturale attendersi un'opposizione locale da parte dei cittadini. Il compito della politica è soprattutto quello di condividere le scelte con le comunità locali, recepire e negoziare le richieste dei cittadini ed infine realizzarle in pieno accordo con le istituzioni locali e comunali nel pieno rispetto delle valutazioni d'impatto ambientale.
Volendo sintetizzare in una parola: "
crescere insieme" non vuol dire fermare il paese, al contrario significa farlo crescere più rapidamente.
Ecoage
12/12/2005
< Fonti e bibliografia >