DA CERNOBYL AL RILANCIO DEL NUCLEARE
Il 26 aprile 1986 alle prime ore del mattino si sprigionò nell'atmosfera la più grande nube radioattiva della storia dell'uomo. Il reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl fuse il nocciolo provocando un'esplosione di grande portata. A causare il disastro fu un esperimento in condizioni critiche deciso dallo staff tecnico della centrale nucleare durante le fasi di manutenzione. Il silenzio del Cremilino perdurò molti giorni lasciando sotto la ricaduta del vento radioattivo le popolazioni dei territori confinanti della Bielorussia. Non meno importanti furono le carenze progettuali della centrale di Cernobyl, costruita in piena epoca sovietica (anni '70) badando soprattutto all'efficienza produttiva senza tenere in conto criteri e standard minimi di sicurezza. A distanza di venti anni non c'è ancora chiarezza sull'entità dei decessi causati direttamente e indirettamente. Un rapporto dell'Onu cita soltanto di 4mila decessi accertati mentre le associazioni ambientaliste stimano almeno mezzo milione di decessi causati dall'insorgere dei tumori in mezza Europa. In realtà è quasi impossibile stimare l'entità del disastro nucleare di Cernobyl, tendenzialmente sottostimata dagli addetti ai lavori del settore nucleare e sovrastimata dai movimenti anti-nuclearisti. Quel che è certo e che fu un disastro di grandi proporzioni, un momento storico chiave del novecento al pari della bomba atomica su Hiroshima.
Il nucleare di Cernobyl è lo stesso di oggi? In questi venti anni da Cernobyl la comunità scientifica ha preso un giusto momento di riflessione per reinvestire sulla sicurezza degli impianti e ridurre rischi. Per fare un'analisi scevra da posizioni di parte è necessario considerare le diversità tecnologiche tra l'impianto di Cernobyl e le centrali d'ultima generazione. Queste ultime sono il risultato dell'evoluzione tecnologica degli ultimi decenni che ha preso spunto dagli errori del passato e dallo stesso disastro di Cernobyl. Così oggi una centrale nucleare di moderna costruzione integra sempre una sovrastruttura (a volte doppia) per impedire la fuoriuscita di vapori in caso di esplosioni e gli stessi impianti di sicurezza sono basati su principi fisici, oltre che elettronici, in grado di sopperire ai guasti tecnici e agli errori umani.
A venti anni dal disastro è quindi importante ricordare quello che è possibile accadere ma anche guardare avanti. Il cammino della tecnologia nucleare dopo Cernobyl si è rallentato ma non si è mai completamente fermato ed oggi trova un nuovo sviluppo soprattutto in Asia dove sono in costruzione decine di nuovi impianti nucleari per fronteggiare la crisi petrolifera futura. Sono attualmente in funzione nel mondo
439 centrali nucleari per soddisfare il fabbisogno del 17% della domanda mondiale d'energia elettrica. Il nucleare tornerà pertanto sui tavoli dei programmi energetici in nome della diversificazione e della lotta all'effetto serra. Il mondo si sta avviando lentamente verso una fase post-petrolifera. Non scompariranno petrolio, carbone o gas ma saranno certamente affiancati dalle energie rinnovabili e anche dal nucleare a fissione in attesa che maturi la tecnologia a fusione. Questo scenario storico è ben delineato e sarà ben poco importante conoscere quale posizione politica prenderà l'Italia sul ritorno o meno al nucleare civile.
Andrea Minini
Associazione Ecoage
26/04/2006
< Fonti e bibliografia >