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L'Italia chiude il 2004 registrando una crescita del +9% nella spesa
per l'importazione dell'energia dall'estero che si attesta a 28,8 miliardi
di euro. L'incremento dei costi è dovuto in particolare modo al rincaro
dei prezzi del greggio (+11,4%) verificatosi nel corso dell'anno nonostante
la perdurante sovraproduzione petrolifera dell'OPEC, al rincaro del prezzo
del carbone (+68%) e del prezzo del gas (+12%).
Tutti i prezzi sui mercati internazionali dell'energia sono misurati
in dollari, un fatto di per se vantaggioso per l'Italia e la Ue. Non è
bastato nemmeno la riduzione dei consumi del 4% e l'euro forte sul dollaro
a diminuire la spesa del nostro paese nell'energia importata dall'estero.
Senza il supereuro la spesa energetica italiana quest'anno sarebbe state
più alta del +53% equivalente a +18,8 miliardi di euro (fonte preconsuntivo
annuale dell'Unione Petrolifera).
Un aspetto preoccupante che dovrebbe far riflettere sul reale stato della
situazione italiana. La fattura energetica italiana aumenta il suo peso
anche sul PIL al 2,1% (rispetto al 2,0% del 2003 e al 1,5% medio degli
anni '90). L'economia italiana resta pertanto legata ancora fortemente
al petrolio per ben il 58% dell'intera spesa nell'energia. Per il 2005
la previsione del calo dei prezzi del greggio potrebbe apportare una riduzione
di 800 miliardi di euro alla bolletta energetica del nostro paese a parità
di altre condizioni, cambio euro-dollaro, consumi, efficienza energetica.
Ecoage 7/2/2005
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