MATTEOLI CHIARISCE SU KYOTO
Il ministro dell'ambiente Altero Matteolo chiarisce la sua posizione
nei confronti di Kyoto: "L'adesione dell'Italia al Protocollo di Kyoto
non e' in discussione e non ho mai pensato di uscire dall'accordo sul
clima" (fonte Ansa 15/12/2004 ore 17:55). La precisazione arriva
dopo il polverone sollevato il giorno prima dall'annuncio di non voler
ratificare Kyoto 2 nel 2012.
In realtà nessuno però ha messo in dubbio che l'Italia esca adesso da
Kyoto. Esistono delle perplessità sul fatto che riesca a mantenere gli
impegni presi e ridurre le emissioni. Lo stesso ministro nel chiarimento
rilasciato il 15 dicembre conferma la sua posizione verso il "dopo Kyoto"
del 2012 (o Kyoto 2): "Per avere successo, il dopo-Kyoto deve essere
costruito insieme agli Usa e ai grandi paesi in via di sviluppo" ha
dichiarato il ministro (fonte Adnkronos) lasciando intendere poi che il
"dopo Kyoto" è tutto da costruire.
Il rispetto di Kyoto 1, per intenderci, non è messo in discussione.
Resta però grave la situazione in cui versa l'Italia e le politiche
ambientali per ridurre le emissioni di gas serra. Il ministro specifica
di voler far ricorso alla "borsa del clima", operativa da aprile 2005,
in cui i paesi membri potranno commerciare le quote delle emissioni come
previsto dal trattato di Kyoto. Così un paese come l'Italia in forte ritardo
nel raggiungimento degli obiettivi potrà acquistare le emissioni dai paesi
più virtuosi. Questa politica, però, rischia di realizzare solo spese
che non muteranno la situazione strutturale del nostro paese ma si limiteranno
a "pagare" per l'inquinamento prodotto. Una politica di breve periodo
che non lascia molto spazio al miglioramento del capitale produttivo italiano.
Nell'intervista rilasciata all'agenzia Adnkronos il ministro Matteoli
si sofferma anche sulla sua visione del dopo Kyoto. A detta del ministro
è fondamentale un coinvolgimento degli Usa e dei paesi in via di sviluppo,
l'Europa da sola non potrà farsi carico delle emissioni di gas serra su
tutto il Pianeta.
Il chiarimento però non dirime alcuni dubbi espressi da molte
associazioni ambientaliste italiane:
- era già previsto che i paesi in via di sviluppo entrassero nel protocollo
di Kyoto dopo il 2012
- il vero handicap di Kyoto 1 è l'assenza degli USA
In conclusione, rimettere tutto in gioco dopo aver costruito con tanta
fatica diplomatica la prima piattaforma internazionale per affrontare
il problema del Clima può voler dire gettare via un bagaglio d'esperienza
costruito in 15 anni di lavoro e di cooperazione internazionale. La mancata
firma al Protocollo di Kyoto degli USA è un dato di fatto ma non può e
non deve diventare il motivo per gettare alle ortiche tutto il lavoro
fatto dal resto del mondo.
Tra l'altro, va ricordato, gli USA hanno firmato il Protocollo di Kyoto
nel 1997 sotto l'amministrazione Clinton e successivamente non ratificato
durante le amministrazioni Bush. E' quindi chiaro il nesso di carattere
politico.
Le critiche al protocollo di Kyoto sono legittime e in parte condivisibili,
ma ciò non toglie che grazie a Kyoto oggi si è realizzato un primo tentativo
di coordinamento internazionale delle politiche in tema d'ambiente. E'
sicuramente più logico lavorare per il miglioramento del "dopo Kyoto"
seguendo le decisioni dell'Unione Europea piuttosto che seguire gli USA
nella loro miope politica basata esclusivamente sul disinteresse verso
il problema del clima.
Fare "tabula rasa" può voler dire tornare indietro di 20 anni ed il clima
non starà certamente ad attendere.
Ecoage 15/12/2004
Fonte Ansa
Fonte Adnkronos
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