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Il blocco del traffico simultaneo in più città
previsto per la “giornata internazionale senz’auto”
del 22 settembre 2005 divide le opinioni di sindaci e ambientalisti. Da
un lato l'iniziativa coraggiosa sarebbe utile per fare pressione verso
il Governo e richiedere più mezzi per la lotta allo smog. D'altra
parte, sarebbe il primo stop alle auto in giorno feriale ad essere organizzato
per finalità preventive o politiche e non come risposta ad una
emergenza smog. Non è detto che i cittadini, su cui pesa l'onere
del blocco della circolazione, riusciranno a comprendere le finalità
dell'iniziativa.
Spingere il governo a prendere provvedimenti seri. E'
questa la finalità dichiarata dai sindaci promotori dell'iniziativa
che evidenziano un punto condivisibile da tutti: l'assenza del governo
centrale nel fornire strumenti e mezzi efficaci per combattere lo smog
urbano. Le conseguenze sulla salute sono state più volte segnalate
nel corso dell'anno dagli organi di stampa e la stessa Unione Europea
impone standard di qualità non ancora rispettati in quasi tutte
le città italiane. Ciò nonostante poco o nulla è
stato fatto a livello nazionale. Persino il fondo istituito per incentivare
l'acquisto delle automobili a gas è rimasto a secco fin da aprile
senza ricevere altri fondi.
La situazione dello smog è grave ed i sindaci sono ben al corrente
del problema. In base alla UE le città europee non possono superare
i limiti delle polveri sottili oltre 35 giorni l'anno ma già nel
mese di febbraio molti comuni italiani avevano già superato questo
limite. Gli interventi locali non sono quasi mai adeguati ed efficaci
a combattere un problema globale come l'inquinamento.
Ci domandiamo però se il blocco simultaneo del traffico
del 22 settembre sia veramente utile. Penalizzare gli automobilisti
per iniziative simboliche e in situazioni non di emergenza potrebbe soltanto
alimentare l'irascibilità e l'incomprensione dei cittadini coinvolti,
allontanandoli dalla lucida e reale comprensione del problema "smog".
L'iniziativa potrebbe pertanto essere controproducente.
Ecoage 14 settembre 2005
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