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Sul settimanale "L'Informatore Agrario" n. 18 si possono
leggere due interessanti articoli sul pioppo da biomassa. Gli autori
sono Luigi Pari e Vincenzo Civitarese (CRA - Istituto per la Meccanizzazione
Agricola Monterotondo - Roma). Gli autori evidenziano il problema che
l'apertura ai Paesi comunitari dell'Est potrà creare alla nostra
agricoltura per i loro prezzi più competitivi. Questo fatto, che
si aggiunge ad altre problematiche che interessano l'agricoltura italiana,
secondo gli autori presumibilmente provocherà l'abbandono dei terreni
in cui il reddito ricavabile è vicino ai costi di produzione, a
meno che non si identifichino colture alternative i cui prodotti possano
essere assorbiti dai mercati.
Gli autori analizzano nei due articoli la validità della coltura
del pioppo per questo scopo. Ci informano, inoltre, che nel Nord Europa
gli agricoltori riuniti in consorzi già ora non vendono solo alimenti
ma anche energia sotto forma di calore o elettricità. I due autori
premettono che attualmente il prezzo riconosciuto per il cippato fresco
varia da 35 a 42 €/t equivalente a 70 e 85 € di sostanza secca.
Oltre questo prezzo l'industria preferisce approvvigionarsi sui mercati
mondiali con gli evidenti costi ambientali dovuti al trasporto della biomassa.
Il lavoro dei due autori consiste nella valutazione economica della coltura
del pioppo nell'ipotesi che gli agricoltori provvedano direttamente alla
trasformazione in energia termica come già avviene nel Nord Europa.
Ipotizzano di dovere riscaldare, per 105 giorni e 10 ore giornaliere,
un edificio di 26.000 m3 e con un fabbisogno energetico pari a 530.000.000
kcal/anno. Calcolano che il costo medio annuo totale attualizzato dell'impianto
a gasolio è pari a 1.586 euro/anno, mentre quello dell'impianto
a biomasse è pari a 8.703 euro/anno. Effettuando la differenza
tra il costo medio annuo dell'impianto termico a cippato (biomassa) e
quello dell'impianto termico a gasolio, i due autori valutano il costo
medio annuo di trasformazione della biomassa in energia termica che risulta
essere pari a 7.117 euro/anno.
Sottraendo questo costo di trasformazione alla spesa annua di gasolio
pari a 62.050 €/anno deducono che il costo evitato, derivante dalla
sostituzione della caldaia a gasolio con quella a cippato, è pari
a 54.933 euro/anno. Le 214,76 tonnellate di biomassa, ottenibili con una
piantagione di pioppo di 9 ha, necessarie per sostituire il gasolio potrebbero
spuntare sul mercato un valore di 54.933 euro (costo evitato) pari a 255
euro/t (25% umidità). Valore nettamente superiore a 35-42 euro/t
allo stato fresco (70-80 t/ha sostanza secca) attualmente pagati dall'industria
di trasformazione al produttore.
Gli autori, però, evidenziano le difficoltà che gli agricoltori
devono affrontare per quanto riguarda la fase di raccolta, stoccaggio
ed essiccazione del prodotto. Auspicano lo sviluppo di una adeguata macchina
per la raccolta del pioppo a ciclo breve che influenzerebbe sia la redditività
della coltura stessa, i costi di trasporto, stoccaggio e pretrattamento
del prodotto. Ridurrebbe, inoltre, l'infiltrazione di patogeni nelle piante,
il compattamento del terreno e i trasporti su strada. Chiedono, per questo
motivo, un maggiore impegno della ricerca pubblica in questo settore della
filiera.
Nell'articolo è presente la foto
di una raccoglitrice da biomassa in azione su fusti di pioppo di solo
1 anno e che somiglia a una normale mietitrebbia.
Nel leggere l'articolo de "L'Informatore Agrario" e considerando
la protesta
del Mercure viene da pensare che per uno sviluppo sostenibile non
è sufficiente puntare solamente alle fonti energetiche rinnovabili,
ma sarà necessario, quando possibile, sfruttare principalmente
le risorse locali.
Questo permetterà di ridurre al minimo l'impatto ambientale e
verrà incontro più facilmente alle richieste della popolazione.
Anche con le fonti rinnovabili sarà probabilmente impossibile ottenere
energia senza nessun effetto sull'ambiente, ma questi effetti saranno
comunque inferiori a quelli causati dalle fonti energetiche tradizionali
e dovremo essere disposti ad accettarli per mantenere il nostro attuale
tenore di vita.
Fonti
"L'Informatore
Agrario" n. 18 (29 aprile-5 maggio 2005)
Consorzio
per le Energie Rinnovabili e la tutela ambientale
di Vito D'onofrio - 16 novembre 2005
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