BIOFUEL ANCHE DALLE NOCI DI COCCO
Può sembrare una notizia su cui sorridere in Italia. Ed invece è un progetto di business fattibile nelle isole del Sud Pacifico dove, tra un cocktail e un'amaca contesa dai turisti, hanno pensato di mettere a profitto l'energia accumulata dagli alberi di palma. Il caro-petrolio non è certamente un problema solo per l'Europa. E' diventato un problema serio anche in questi paradisi terrestri e le società elettriche di Vanuatu, Fiji e Samoa stanno verificando una miscela di gasolio e olio vegetale estratto dalla palma, detto "
coconut oil", per far funzionare i generatori di corrente delle isole. Secondo lo studio del South Pacific Applied Geoscience Commission (SOPAC) le isole del Pacifico potrebbero sostituire in questo modo ben il 50% delle importazioni di gasolio dall'estero. Le isole dell'arcipelago della Papua Nuova Guinea, le Fiji, le isole Solomon, le isole Samoa, Vanuatu, la Micronesia, Tonga, Kiribati, le Marshall e le Cook spendono complessivamente ogni anno circa 800 milioni di dollari per importare gasolio, per cui, sulla base dell'analisi della SOPAC, il passaggio al biocarburante migliorerebbe la bilancia dei pagamenti con l'estero della considerevole cifra di 400 milioni di dollari. Per molti paesi si otterrebbe una riduzione del 25% sul totale delle importazioni. A questo proposito è in corso uno studio di fattibilità con la vicina Australian Biodiesel Group per produrre su scala il coconut oil. E alla fine di questo articolo, in vista delle manovre finanziarie bis in Italia per coprire il deficit, ci sarebbe da chiedersi se questa notizia fa veramente così sorridere.
07/06/06
< Fonti e bibliografia >