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Il punto di vista delle riviste automobilistiche sull'olio di colza
e sul biodiesel. Nell'approfondire le notizie sull'olio di colza come
carburante abbiamo tratto utili info anche dagli articoli della stampa
di settore. Proveremo a sintetizzare le constatazioni di Inauto Mondadori
e di Quattroruote:
L'articolo online di Inauto del 24 marzo 2005 ribadisce la differenza
tra biodiesel e olio di colza, il biodiesel è il prodotto finito
di un processo di lavorazione degli oli vegetali (olio di semi, olio di
girasoli, olio di colza ecc.) oppure degli oli animali. E' quindi importante
distinguere la materia prima dal prodotto finito. Il biodiesel si mescola
in modo semplice con il gasolio e teoricamente potrebbe essere anche prodotto
in casa. Così recita l'articolo "Teoricamente, potrebbe
anche essere fatto in casa, anche se questa operazione è tecnicamente
illegale". Il "fai da te" nel settore dei carburanti
comporta però l'evasione fiscale sulle accise.
I problemi tecnici. Utilizzare l'olio di colza nel motore può
causare grippaggi e rotture soprattutto per iniettori e pompe ad alta
pressione.Il biodiesel "puro" crea inoltre problemi alla pompa
di iniezione e danneggia i polimeri delle guarnizioni e delle tubazioni
dell'impianto di alimentazione. Secondo Inauto soltanto pochi motori possono
funzionare con biodiesel. La trasformazione dei motori da parte del meccanico
di fiducia è talmente complessa da non essere percorribile. Quando
non esplicitamente previsto dal libretto d'uso e manutenzione la vettura
non va alimentata con il biodiesel. In questi casi la garanzia rischia
di decadere.
Le miscele di biodiesel fino al 5% non causano problemi. Recandosi
in Francia, può accadere di fare il pieno di gasolio con il 5%
di biodiesel. In questo caso le miscele non causano alcun problema al
motore. Le miscele sono denominate B10, B20 ecc. in base alla percentuale
di biodiesel miscelata con il gasolio. Fino al B20 non causano problemi
al motore (fonte articolo Inauto). Gli attuali turbodiesel del gruppo
Volkswagen sono già predisposti a funzionare con il biodiesel (omologazione
DIN E 51606). L'articolo di Inauto consiglia in ogni caso di verificare
dalla concessionaria dove è stata acquistata la vettura.
La produzione di biodiesel non è competitiva rispetto al gasolio
tradizionale. Pertanto lo Stato pone tetti di produzione defiscalizzati
(200.000 tonnellate in Italia, 500.000 tonnellate in Francia).
L'articolo di Inauto si conclude confermando l'interesse della UE
verso lo sviluppo dei biodiesel. Le normative europee obbligano i
paesi membri alla produzione di biodiesel pari al 5,75% della domanda
nazionale di gasolio per autotrazione/riscaldamento entro il 2010.
Passando all'opinione di Quattroruote del 15 marzo 2005 si ritrovano
alcuni punti in comune con l'articolo di Inauto. Il biodiesel non è
olio di semi per uso alimentare e non è olio di colza, si ribadisce
la differenza tra prodotto finito (biodiesel) e materie prime (oli vegetali).
Adatto ai motori il primo (rispetto della norma europea EN 14124) e alla
cucina il secondo. Lo stesso biodiesel può inoltre causare danni
nei motori non predisposti all'utilizzo.
Secondo l'opinione di Quattroruote l'uso dell'olio di semi in un moderno
diesel provoca, prima o poi, dei guasti all'impianto di iniezione e al
motore, lasciando depositi carboniosi, morchie e gomme sugli iniettori.
Anche Quattroruote ribadisce che l'utilizzo del biodiesel puro in un'automobile
che non lo prevede comporta il decadere della garanzia. Molte case automobilistiche
accettano comunque una miscela costituita fino al 30% da biodiesel e 70%
da gasolio. In gran parte il biodiesel viene già miscelato fino
al 5% come additivo lubrificante al normale gasolio senza zolfo.
E' quindi molto importante fare attenzione tra olio di colza e biodiesel.
Continueremo a segnalarvi le news sul biodiesel e sui biocarburanti, anche
quelli critici, convinti che "in medio stat virtus".
La nostra opinione. Le indicazioni fornite dalle riviste automobilistiche
sono giuste, nessun carburante dovrebbe essere prodotto "in casa"
in una società avanzata. Il fenomeno della corsa al "faidate"
è causata da un lato dalla crescita del prezzo del gasolio, dall'altro
dall'impossibilità di acquistare biodiesel a causa di normative
troppo restrittive. Il biodiesel resta una concreta alternativa al petrolio
ed è veramente strano che non se ne sia mai parlato durante i dibattiti
sulla crisi energetica. Si parla sempre di "nucleare" dopo un
qualsiasi black out o dopo l'ennesimo rialzo del prezzo della benzina
ma non si parla mai di biocarburanti, salvo poi scoprirlo per caso sotto
forma di curiosa notizia di cronaca del TG3 Trentino Alto Adige o durante
lo spettacolo di qualche comico lungimirante. Questi temi meriterebbero
approfondimenti in ben altre sedi ed è strano che questo non sia
mai avvenuto in passato.
Fonti e approfondimenti
Inauto
Quattroruote
Ecoage - 24 marzo 2005
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