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La crescita nella produzione del biodiesel risponde a molte esigenze
del nostro momento storico: riduce l'inquinamento, aumenta la redditività
agricola nazionale, riduce la dipendenza energetica dall'estero. Si obietta
però la sua scarsa competitività economica rispetto al diesel
tradizionale e la conseguente perdita di entrate fiscali dovute alla perdita
delle accise sui carburanti. Riprendiamo le considerazioni economiche
sull'utilizzo dei biocarburanti pubblicate nel corso di "Tecnologia
ed Economia delle Fonti Energetiche" dell'Università di Siena
per realizzare una breve ma esaustiva analisi costi benefici.
Ipotizziamo di destinare 300.000 ha alla coltura della colza, applicando
una resa media di 3 ton./ha si ottiene una produzione annuale di 900.000
tonnellate di semi oleosi ossia di materia prima da trasformare in biodiesel.
Dopo un processo di trasformazione apposito da 900.000 tonnellate di semi
olesi si ottengono circa 336.300 tonnellate di carburante biodiesel.
L'analisi economica prosegue tenendo in conto anche gli aspetti prettamente
economici. Per essere competitivo con gli altri carburanti il biodiesel
deve essere defiscalizzato causando un minore introito fiscale dalle accise
sui carburanti "tradizionali" per le casse statali.
In realtà la perdita nelle entrate fiscali viene compensata da
alcuni aspetti "indiretti":
- la perdita di entrate fiscali dalle accise viene compensata per
il 70% dalla tassazione dell'incremento di fatturato indotto dalla produzione
nazionale del biodiesel e delle materie prime agricole necessarie.
- La restante parte (circa 36 milioni di euro) equivale a un vantaggio
economico-ambientale acquisito derivante dal minore inquinamento atmosferico.
L'uso del biocarburante riduce le emissioni inquinanti. Come ben sappiamo
le conseguenze dell'inquinamento si traducono in maggiore spese private
in farmaci o in maggiori spese pubbliche nel sistema sanitario nazionale.
Tralasciando ovviamente ogni considerazione morale.
Fin qui una semplice e sintetica analisi costi-benefici "sociale"
a cui devono comunque aggiungersi altri effetti positivi dell'uso dei
biocarburanti. In primo luogo, a differenza del carburante derivato dal
petrolio, i biocarburanti non implicano import di materia prima dall'estero
a grande valore aggiunto (petrolio). Gran parte della produzione agricola
può essere prodotta in casa tramite medio-piccole imprese agricole
nazionali oppure essere importata a basso costo da molte imprese competitors
sui mercati internazionali. Se il petrolio è concentrato in poche
riserve, l'agricoltura ha il pregio di essere presente in quasi ogni latitudine
del globo.
Non va dimenticato l'impatto occupazionale stimato nel corso dell'università
di Siena a 5.000 nuovi posti di lavoro. Circa un nuovo posto di
lavoro ogni 70 t. di produzione annuale di biodiesel.
Dalla presente analisi viene escluso il valore dei sottoprodotti
dell'intero processo di produzione del biodiesel. I "sottoprodotti"
del processo di trasformazione sono considerabili come veri e propri co-prodotti
ad alto valore aggiunto, e pertanto aggiunti al fatturato addizionale
dell'industria dei biocarburanti oltre che come costo opportunità
generato dalla minore produzione di rifiuti o di scarti di lavorazione.
Sappiamo bene che anche i rifiuti hanno un costo per essere smaltiti.
Lo studio del corso "Tecnologia ed Economia delle Fonti Energetiche"
conclude citando altri aspetti positivi di natura prettamente "politica".
In particolar modo la differenziazione delle fonti energetiche
nazionali, ossia la minore dipendenza da un'unica fonte energetica e,
in particolar modo, dal petrolio straniero.
Nota: si ringrazia Leonardo per la segnalazione del materiale didattico
relativo al corso di Tecnologia ed Economia delle Fonti Energetiche AA
2004/2005 - Università di Siena
Ecoage - 28 aprile 2005
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