Barroso: piano 20-20-20 resta. Italia e Polonia contro l'ambiente

L'Italia organizza il club anti-Kyoto in sede europea cercando di smontare il piano 20-20-20 di riduzione delle emissioni inquinanti europee. Il nostro Paese considera il pacchetto clima-energia voluto dall'Europa troppo oneroso per le nostre industrie e chiede maggiore flessibilità. Come già visto nel fallimento di Kyoto, la principale motivazione verte sul mancato impegno di Cina, Asia e Usa di fare altrettanto, con probabile ricaduta sulla competitività delle imprese europee. Alla posizione italiana si aggiungeranno probabilmente altri paesi come la Polonia. L'osservazione italiana è giusta ma va nella direzione sbagliata. Invece di chiedere l'annullamento del pacchetto 20-20-20 europeo, forse l'unica cosa positiva fatta dalla UE (e dal mondo occidentale intero) in tema ambientale, sarebbe opportuno introdurre barriere commerciali d'ingresso dai paesi più inquinanti. Le barriere protettive delle aziende europee possono attuarsi facilmente introducendo regolamenti qualitativi sulla merce d'importazione, senza necessariamente attuare dazi verso i singoli paesi. La posizione italiana, seppure condivisibile da un punto di vista economico, ci appare pertanto come l'ennesima scusa per non fare nulla in tema ambientale. La classica posizione radicale di chi, come ha già fatto l'amministrazione Bush per otto anni, non vuole né risolvere il problema e né tantomeno si dimostra interessato a farlo. Ci si augura pertanto che Bruxelles, come anticipato dal presidente Barroso, mantenga la propria linea ferma sul piano contro le pretese italiane e polacche. L'Italia sta sbagliando.
20081015
< Fonti e bibliografia >