ANCHE LA ROMANIA PUNTA AI BIOCARBURANTI
La corsa alla produzione dei carburanti d'origine vegetale conquista l'interesse crescente dei paesi dell'Est. Dopo Ungheria e Slovenia ancha la Romania dichiara di voler puntare alla produzione dei biocarburanti. Si potrebbe parlare di nuova cultura verso lo sviluppo sostenibile e di crescente sensibilizzazione dei nuovi paesi della UE. Le ragioni però, a ben guardare, sono diverse da quelle dei movimenti ambientalisti e appartengono all’eco-business, un termine a cui occorre dare un’accezione positiva poiché permette di perseguire il medesimo obiettivo e scopo dell’ecologismo utilizzando le logiche di mercato. La produzione dei biocarburanti consente ai paesi dell'est Europa di specializzarsi in una nuova filiera agroindustriale, attualmente in fase di decollo e priva di competitors già affermati sul mercato. Oltre all'impiego di forza lavoro nazionale non specializzata, l'investimento nei biocarburanti permette ai paesi dell’Est, seppure in minima parte, di ridurre l'importazione del greggio o di gas naturare e, più in generale, diminuire la dipendenza energetica dall'estero. La domanda di mercato non dovrebbe mancare in futuro. L'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno più volte annunciato la propria intenzione di voler aumentare la percentuale di biodiesel o bioetanolo contenuta nei carburanti tradizionali. Il Ministero dell'Agricoltura di Bucarest ha anche annunciato di voler aumentare lo stanziamento dei sussidi statali a vantaggio delle colture bioenergetiche. Secondo il Ministero romeno, entro il 2008 si registrerà in Romania un vero e proprio boom nella produzione del biodiesel. La capacità produttiva del paese arriverà a sfiorare 400 mila tonnellate di biodiesel e 50 mila tonnellate di bioetanolo ogni anno. Una previsione condivisa anche da molte imprese straniere, piccole e grandi, che stanno investendo nella costruzione della filiera. Tra gli investitori si annoverano anche le stesse compagnie petrolifere come la russa Lukoil o la portoghese Martifer. Un'opportunità irrinunciabile per la Romania che dopo essere entrata nella Unione Europea dovrà abbandonare 2 milioni di ettori coltivati per rispettare la strategia e la politica comune in ambito agricolo. Unica via di sbocco all'abbandono la destinazione dei campi alla produzione energetica tramite la colza e il girasole. Questo aspetto è molto importante e merita d’essere sottolineato. La principale critica nei confronti dei biocarburanti è la loro presunta sostituibilità con le colture alimentari: produrre energia invece che cibo. In realtà le nostre stesse politiche agricole di derivazione
PAC impongono ai paesi membri la riduzione delle coltivazione e persino la distruzione delle eccedenze produttive oltre le quote allo scopo di mantenere alti i prezzi e le redditività agricole europee, ...in un mondo in cui la fame è tutt’altro che debellata. La destinazione energetica dei campi comunque non coltivati consente, perlomeno, di dare un senso a una politica agroeuropea forse da rivedere fin nella sua base. Diventa sempre più legittimo ed “etico” parlare di bioeconomia capitalistica.
AG
07/03/2007
< Fonti e bibliografia >