Gli estremisti dei nostri tempi
La catastrofe naturale dello tsunami ha riacceso il dibattito tra ambientalisti
e materialisti. Purtroppo anche in questa occasione non è mancato chi
ha preso spunto dal disastro e dalla tragedia umana per perorare la propria
causa. Da un lato l'ambientalismo radicale, pronto a giustificare
e motivare ogni catastrofe con la mano scriteriata dell'uomo, dall'altro
il materialismo miope di chi proprio non sopporta l'esistenza degli
ambientalisti.
Prendiamo le distanze da entrambi. Si tratta solo di estremisti dell'ambientalismo
radicale e del materialismo senza limiti pronti a speculare su qualsiasi
disgrazia pur di vincere la propria battaglia culturale.
E' triste veder definiti gli ambientalisti in mille modi, apocalittici
o comunisti nonostante non ci sia alcun legame ideologico e nonostante
lo stesso comunismo sia chiaramente una pagina chiusa della nostra storia.
Oggi chi parla di ambiente è immediatamente accusato di comunismo
o, in ogni caso, di radicalismo. Così, chiedere un'aria più pulita in
città per preservarci dai tumori ai polmoni diventa una richiesta insensata
da ambientalista agli occhi di chi cinquant'anni fa minimizzava persino
sulle conseguenze del fumo delle sigarette ed oggi nega anche l'esistenza
dell'inquinamento. Stranezze dei nostri tempi.
E' però ancora più triste leggere gli intenti dei "materialisti" incapaci
di accettare qualsiasi regola dell'equilibrio o della precauzione rasentando
anche la follia culturale, nascosti dietro un'antistorica ideologia dello
sviluppo senza limiti. Folklore politico a cui deleghiamo spesso le scelte
pubbliche senza nemmeno chiederci più di tanto sulla loro competenza a
farlo.
Vorremmo per un attimo spiegare a queste persone come l'ambientalismo
radicale degli anni '70, o deep ecology, non esista più da decenni.
L'ambientalismo moderno pone l'uomo e la salute al centro di ogni
discorso, un approccio malvisto da chi, invece, persegue l'ottica
materialista della vita. A questi individui fa molto più comodo diffondere
tramite i media l'immagine storica dell'ambientalista contrario ad ogni
sorta di sviluppo o di trasformazione della natura.
Oggi l'ambientalismo moderno con le sue richieste legittime di tutela
della salute scoperchia le responsabilità di chi finora si è arricchito
sullo sfruttamento altrui o sulla salute dei cittadini. E' un ambientalismo
di seconda generazione, cresciuto all'ombra della logica del profitto
e del mercato e desideroso di migliorare la qualità della vita
della propria famiglia. Forse proprio per questa sua normalità
da molto fastidio. E' difficile zittire una madre di famiglia preoccupata
per le conseguenze dell'inquinamento sulla salute dei propri bambini.
Il male del mondo è negli estremi. Iniziare a prendere le distanze da
chi critica il prossimo senza nemmeno ascoltare sarebbe il primo passo
razionale da compiere per iniziare a costruire un mondo migliore. Un mondo
senza visioni radicali da una parte e dall'altra.
In fin dei conti una terza via esiste ed è quella del confronto
civile.
Ecoage 9 gennaio 2005
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